Switch off rame: cosa cambia per le PMI italiane

Lo switch off del rame chiude progressivamente le centrali telefoniche tradizionali, e le aziende che usano ancora ADSL, linee analogiche o ISDN devono programmare il passaggio a fibra o FWA.

La rete in rame ha sostenuto per decenni i servizi di comunicazione delle imprese italiane. Fonia, fax, terminali di pagamento, sistemi di allarme e le prime connessioni ADSL viaggiano ancora sul doppino. Quella infrastruttura è in chiusura programmata. Gli operatori stanno spegnendo le centrali locali e spostano i servizi su fibra o su radio. Per un’azienda la questione non è tecnologica ma organizzativa. Alla data di spegnimento i servizi attivi su rame cessano di funzionare. Chi non programma la migrazione si espone a interruzioni operative su linee che spesso sostengono attività critiche. E quindi necessario pianificare per tempo la migrazione, verificando i servizi interessati, le tempistiche di spegnimento e gli interventi necessari per garantire la continuità operativa della sede.

Che cos'è lo switch off del rame e perché riguarda le imprese

Lo switch off del rame è la dismissione programmata delle centrali in rame. I servizi che viaggiano sul doppino vengono chiusi e le sedi aziendali passano a fibra o a collegamenti radio.

Il processo non dipende dalla scelta commerciale della singola impresa, ma segue un iter regolamentato. L'operatore di rete sottopone all'Autorità l'elenco delle centrali da dismettere, che ne verifica la conformita e i requisiti tecnici previsti. Solo dopo l'approvazione la dismissione può diventare effettiva. Tra le condizioni richieste rientrano la disponibilità di una rete di nuova generazione nell'area interessata e una quota minima di clienti già migrati sulla banda ultralarga. Per le aziende, questo si traduce in una scadenza definita: oltre tale data, i servizi basati sulla rete in rame non sono più erogabili.

Switch off del rame (dismissione della rete di accesso in rame): processo regolamentato con cui l'operatore di rete chiude le centrali in rame e sposta i servizi su fibra ottica o su radio.

  • Chi decide: l'operatore wholesale presenta il piano, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni lo autorizza.
  • Chi avvisa: l'operatore con cui l'impresa ha il contratto, nei termini di preavviso previsti.
  • Che cosa cambia: cessano i servizi che usano il doppino dalla centrale, a partire da ADSL e fonia analogica.
  • Che cosa non cambia: la numerazione resta dell'azienda.

A dicembre 2025 le linee in rame valgono l'11,0% dei 20,53 milioni di accessi di rete fissa in Italia, tre punti in meno in un anno. Gli accessi DSL sono calati di 324 mila unità, pari al 22,6%. Fonte: AGCOM, Osservatorio sulle comunicazioni n. 1/2026.

A che punto è il calendario dello switch off del rame

Il piano è già operativo. L'Autorità ha autorizzato la dismissione di 2.055 centrali in rame e ha fissato un preavviso di sei o dodici mesi prima di ogni chiusura.

La dismissione procede per lotti autorizzati uno alla volta. I primi 62 impianti hanno avuto il via libera nel 2021, nel 2023 le centrali ammesse sono state 1.342 e nel 2024 oltre 2.000. Nel 2025 la dismissione è proseguita con un uletriore amppliamento delle aree interessate, confermando la progressiva estensione del processo sul territorio nazionale. A livello europeo, il processo è disciplinato da un quadro normativo che definisce tempi e condizioni per la migrazione della rete in rame. La Raccomandazione (UE) 2024/539 del 6 febbraio 2024 riduce da cinque a due o tre anni il preavviso che l'operatore deve dare prima di abbandonare la rete in rame, e collega la migrazione agli obiettivi gigabit del 2030.

Secondo AGCOM la delibera 123/25/CONS autorizza la dismissione di 2.055 centrali in rame. Il preavviso è di sei mesi per le centrali con soli servizi bitstream e di dodici mesi per quelle con servizi in unbundling. Fonte: AGCOM, delibera 123/25/CONS.

La proposta di Digital Networks Act adottata dalla Commissione europea il 21 gennaio 2026 introduce piani nazionali obbligatori per la dismissione delle reti in rame. Nelle bozze circolate prima della presentazione il termine per il phase-out completo era indicato al 2035, cinque anni oltre il 2030 inizialmente ipotizzato. Il testo è una proposta e non è ancora in vigore. Fonte: Commissione europea.

Quanto preavviso riceve un'azienda prima della chiusura della centrale?

Il preavviso minimo è di sei mesi, che diventano dodici per le centrali con servizi in unbundling. Il termine decorre dalla comunicazione ufficiale e arriva all'impresa tramite il proprio operatore. Sei mesi bastano per una sostituzione semplice, non per una sede con centralino tradizionale e linee di servizio da riconfigurare.

Quali servizi dell'ufficio si fermano con la chiusura della centrale

Cessano ADSL, fonia analogica e ISDN. Si fermano anche le linee dedicate ad allarmi, ascensori, terminali di pagamento e fax, spesso le ultime attestate sul rame.

L'attenzione si concentra di solito sulla connessione dati. Nelle sedi aziendali il rame sostiene però anche servizi accessori, attivati in momenti diversi e raramente censiti. Un ascensore con combinatore telefonico, un allarme collegato alla vigilanza, un terminale di pagamento e un fax usano ciascuno una linea analogica separata. Nessuno li rivede finché funzionano e la chiusura della centrale li spegne tutti nella stessa data. Il censimento di queste linee è il passaggio più sottovalutato.

  • Connessione ADSL: cessa con la chiusura della centrale e va sostituita con fibra o radio fisso.
  • Fonia analogica: le linee tradizionali passano a servizi voce su protocollo IP, con portabilità del numero.
  • ISDN e centralini: un centralino non compatibile con il protocollo IP richiede un adattatore o la sostituzione.
  • Linee di servizio: combinatori di allarme, telefoni di emergenza degli ascensori, terminali di pagamento e fax passano a soluzioni IP.
  • Circuiti dati storici: i collegamenti in rame tra sedi vicine vanno sostituiti a parte.

Prima di valutare la nuova connettività conviene elencare tutte le numerazioni della sede, comprese quelle che non fanno capo a un telefono. La fattura dell'operatore è il punto di partenza.

Che cosa succede alle linee FTTC dopo la chiusura della centrale?

Le linee FTTC (Fiber to the Cabinet) restano attive. Il collegamento parte dall'armadio stradale, alimentato in fibra e ricollegato a un nodo di raccolta diverso. L'impresa non subisce un fermo immediato. La FTTC usa però il doppino tra armadio e edificio, quindi rientra nelle fasi successive della dismissione. Chi oggi passa dall'ADSL alla FTTC risolve la scadenza vicina, non quella di medio periodo. La FTTH (Fiber to the Home) porta invece la fibra dentro l'edificio. Il confronto tra le due tecnologie chiarisce quando la differenza incide sul lavoro quotidiano.

Switch off del rame

Cosa cambia davvero per la tua azienda

Mito

Lo switch off del rame riguarda solo la connessione internet ADSL

Realtà

La chiusura della centrale spegne contemporaneamente ADSL, fonia analogica, ISDN, linee di allarme, ascensori, terminali di pagamento e fax. Ogni servizio usa una linea analogica separata e cessa nella stessa data

Mito

Se passo a FTTC risolvo definitivamente il problema dello switch off del rame

Realtà

La FTTC usa il doppino tra l'armadio stradale e l'edificio, quindi rientra nelle fasi successive della dismissione. Risolve la scadenza vicina, ma non quella di medio periodo

Mito

Dopo la chiusura della centrale perderò il mio numero di telefono

Realtà

La numerazione resta dell'azienda. Le linee analogiche passano a servizi voce su protocollo IP con portabilità del numero

Mito

Basta verificare la copertura del mio operatore telefonico attuale per scegliere la nuova connettività

Realtà

Occorre confrontare tutte le tecnologie e infrastrutture disponibili al civico (FTTH, FTTC, FWA, fibra dedicata), non solo quella del proprio operatore, per individuare la soluzione più adatta

Come verificare se la sede aziendale è coinvolta

La verifica si fa sull'indirizzo della sede. Occorre sapere quali reti sono disponibili al civico e con quali tecnologie, prima di scegliere un operatore.

La verifica di copertura su Fibermap consente di avere una visione più completa delle connettività disponibili a un determinato indirizzo: il sistema confronta infatti la presenza di più reti e infrastrutture sullo stesso civico, includendo le reti in fibra dedicata e le soluzioni FWA. Questo approccio permette di andare oltre la semplice verifica della rete di un singolo operatore, che restituisce esclusivamente la copertura della propria infrastruttura. Per una sede periferica, dove le alternative possono essere più limitate, confrontare tutte le tecnologie e le infrastrutture disponibili allo stesso indirizzo può fare la differenza nell'individuare la solizione di connettività più adatta.

  • Indirizzo esatto: la copertura si valuta al numero civico, non sulla via.
  • Tecnologie disponibili: FTTH, FTTC, FWA e fibra dedicata hanno prestazioni diverse.
  • Tempi di realizzazione: una tratta dedicata richiede più tempo di un'attivazione su rete esistente.
  • Sedi secondarie: la verifica va ripetuta per ogni unità locale.

La verifica della copertura multi-rete è il primo passaggio operativo e imposta la migrazione su dati reali.

Con che cosa si sostituisce il rame in azienda

Le alternative sono tre. Fibra fino all'edificio, collegamento radio fisso e fibra dedicata. La scelta dipende dalla copertura del civico, dalle postazioni e dalle garanzie richieste.

La sostituzione non consiste nel replicare la linea precedente con una tecnologia nuova. Cambia il profilo di banda, il modo in cui viene erogata la fonia e le garanzie disponibili. Come benchmark di partenza si possono stimare 2-3 Mbps in upload per ogni utente collegato contemporaneamente ad applicazioni in cloud, più un margine per le copie di sicurezza. Per venti postazioni si arriva a circa 50 Mbps, intesi come banda complessiva della sede e non per singola postazione. La fibra ottica fino all'edificio resta la soluzione di riferimento dove disponibile.

TecnologiaQuando è adattaChe cosa verificare
FTTHSede coperta da fibra fino all'edificioProfilo di upload e assistenza
FTTCSoluzione transitoria dove la FTTH non arrivaDistanza dall'armadio
FWASedi non raggiunte dalla fibra, unità temporaneeVisibilità verso l'antenna e banda nelle ore di punta
Fibra dedicataAttività che non tollerano fermi, con banda garantita fino al POP (Point of Presence)Livelli di servizio (SLA) e tempi di ripristino

Quale soluzione scegliere se alla sede non arriva la FTTH?

Restano due strade. La prima è il collegamento radio fisso, che si attiva in tempi brevi e copre le esigenze di una sede piccola. La seconda è una tratta dedicata, più onerosa ma con banda garantita e livelli di servizio contrattualizzati. Le opzioni disponibili quando la fibra non risulta disponibile in zona sono spesso più di quante ne mostri una singola verifica.

Come pianificare la migrazione senza fermare l'attività

La migrazione si prepara in cinque passaggi. Censimento delle linee, verifica della copertura, scelta della tecnologia, adeguamento degli apparati e trasferimento della numerazione.

Il margine di manovra dipende da quando l'impresa inizia. Con dodici mesi di anticipo la sostituzione rientra nella normale attività e i costi restano prevedibili. Con poche settimane si lavora in emergenza. La sequenza va ripetuta per ogni unità locale.

  1. Censire le linee attive: elencare dalla fattura tutte le numerazioni della sede, comprese quelle di allarmi, ascensori e terminali di pagamento.
  2. Verificare la copertura al civico: individuare le tecnologie attivabili e i tempi di realizzazione.
  3. Scegliere tecnologia e livello di servizio: definire banda della sede, tempi di ripristino ed eventuale collegamento di riserva.
  4. Adeguare gli apparati: verificare la compatibilità di centralino, combinatori e terminali con il protocollo IP.
  5. Trasferire la numerazione: richiedere la portabilità e scegliere una fascia oraria a basso impatto.

La scelta della tecnologia arriva dopo il censimento. Sono le linee e gli apparati in sede a determinare quanto sarà complessa la migrazione. Il confronto tra le tecnologie di accesso chiude l'ultimo passaggio.

Domande frequenti sullo switch off del rame

Quando finisce definitivamente la rete in rame in Italia?

Non esiste una data unica per tutto il territorio. La dismissione procede per lotti autorizzati in tempi diversi e ogni sede ha la propria scadenza, legata alla centrale che la serve. Sul piano europeo la proposta di Digital Networks Act del gennaio 2026 chiede piani nazionali di transizione e nelle bozze indicava il 2035 come orizzonte per il phase-out completo del rame.

Lo switch off riguarda anche le linee FTTC?

La chiusura della centrale non interrompe le linee FTTC, che restano alimentate in fibra dall'armadio stradale. La FTTC usa però il doppino verso l'edificio e rientra nelle fasi successive della dismissione. Per una sede che deve comunque intervenire, passare subito alla fibra evita una seconda migrazione.

L'azienda perde il numero di telefono fisso?

Il provvedimento esclude contributi di disattivazione o attivazione legati al passaggio e prevede condizioni non peggiorative rispetto al servizio precedente. Restano a carico dell'impresa gli interventi interni alla sede, come la sostituzione di un centralino non compatibile.

Immagine di Tijana Radojicic

Tijana Radojicic

Dopo una solida esperienza in Retelit nel settore vendite nel mondo delle telecomunicazioni, oggi faccio parte del team Marketing & Communication – area Digital. Mi occupo della creazione di contenuti B2B per i magazine online dei siti Fibermap e Retelit, analizzando trend, innovazioni e scenari dei mercati ICT e TLC, con l’obiettivo di supportare le aziende nelle scelte tecnologiche e di business.

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