Migrazione al cloud aziendale: come procedere in 5 passi

La migrazione al cloud aziendale consiste nel trasferimento di applicazioni, dati e servizi dai server interni a un’infrastruttura accessibile tramite rete, mantenendo l’accesso riservato a sedi, utenti e dispositivi autorizzati.

Prima di definire il progetto, è necessario analizzare l’infrastruttura esistente e valutare ogni sistema in funzione delle sue caratteristiche operative. I principali elementi da considerare sono:

  • Inventario dei sistemi: identificare applicazioni, dati, server e dispositivi presenti nell’infrastruttura aziendale.
  • Strategia di migrazione: valutare, per ciascun sistema, se adottare un approccio lift and shift, sostituire l’applicazione con un servizio in abbonamento, oppure mantenerla in sede.
  • Vincoli applicativi: verificare requisiti tecnici, integrazioni, licenze, prestazioni e dipendenze specifiche di ogni sistema.
  • Connettività: verificare in anticipo la capacità della linea, compresa la banda in upload.
  • Tempi di progetto: per una PMI fino a 50 addetti un percorso di migrazione può richiedere indicativamente da tre a sei mesi, in funzione della complessità dell’infrastruttura.

Nelle imprese fino a 50 addetti l’infrastruttura IT è spesso risultato di investimenti e integrazioni effettuati nel corso degli anni. Un server locale può ospitare il gestionale, un archivio di rete può contenere i documenti aziendali e alcune applicazioni possono essere già utilizzate come servizi online in abbonamento. Quando l’hardware raggiunge il fine vita, aumentano le esigenze di lavoro da remoto o diventa necessario ridurre la gestione dell’infrastruttura interna, il cloud rappresenta una possibile evoluzione del modello IT aziendale. La valutazione deve però considerare l’impatto sull’operatività: un’interruzione del gestionale, ad esempio, può generare costi e rallentamenti immediati. La migrazione non consiste quindi nel trasferimento indiscriminato dell’intera infrastruttura. Richiede una valutazione puntuale dei sistemi, l’individuazione della strategia più adatta per ciascuno di essi e la definizione di un ordine di intervento che riduca rischi e interruzioni operative.

Che cosa comporta spostare i sistemi aziendali in cloud

Spostare i sistemi in cloud significa trasferire applicazioni e dati dai server dell’ufficio a un’infrastruttura gestita da un fornitore. L’azienda smette di acquistare hardware e passa a un canone periodico.

Il cambiamento riguarda tre aspetti. Il primo è economico: l’investimento in server e licenze lascia il posto a un costo ricorrente, legato all’uso effettivo. Il secondo è organizzativo: manutenzione e aggiornamenti passano al fornitore, mentre dati, accessi e conformità restano in capo all’azienda. Il terzo è tecnico: l’ufficio dipende dalla linea per lavorare. Per i modelli di servizio e le voci di costo il riferimento resta la panoramica sul cloud per le piccole imprese.

Secondo l’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, il 56% delle PMI italiane ha investito nel cloud fra il 2023 e il 2025. La quota attesa per il 2026-2028 sale al 91%.

Quali componenti dell'infrastruttura IT trasferire al cloud?

In una PMI di circa 20 addetti, la migrazione al cloud interessa generalmente quattro aree principali dell'infrastruttura IT. Per ciascuna è necessario valutare requisiti tecnici, dipendenze, autorizzazioni e modalità di accesso.

  • Archivio documentale: la cartella di rete condivisa dall'organizzazione, con la necessità di ridefinire struttura, autorizzazioni e livello di accesso ai documenti.
  • Gestionale: il componente generalmente più vincolato, perché può dipendere da configurazioni locali, database o integrazioni con altri sistemi aziendali.
  • Posta elettronica e calendari: un ambito generalmente più semplice da trasferire, grazie alla disponibilità di servizi cloud equivalenti e di strumenti consolidati per la migrazione degli account e dei dati.
  • Backup e protezione dei dati: il passaggio al cloud richiede una revisione della strategia di backup , delle politiche di conservazione e delle procedure di ripristino, per garantire continuità operativa e disponibilità dei dati. Per approfondimento sulle strategie di protezione dei dati si può fare riferimento al backup aziendale per studi e PMI.

Le tre strategie a confronto

Le strategie percorribili sono tre: migrare il sistema esistente così com'è; sostituirlo con un servizio in abbonamento, oppure mantenerlo in sede e procedere con la migrazione del resto dell'infrastruttura. Ogni sistema deve essere valutato singolarmente sulla base delle proprie caratteristiche e dei relativi vincoli.

La scelta, pertanto, non deve necessariamente essere uniforme per l'intera azienda. Un gestionale sviluppato su misura e un sistema di archiviazione, ad esempio, possono presentare esigenze operative, tecniche e di continuità differenti. È quindi del tutto ragionevole adottare strategie diverse in parallelo, mantenendo eventualmente un server interno dedicato a un singolo applicativo. Il criterio di valutazione dovrebbe considerare congiuntamente vincoli tecnici, tempi disponibili, costi e competenze presenti in azienda, individuando per ciascun sistema la soluzione che garantisce il miglior equilibrio tra sostenibilità, affidabilità e semplicità di gestione. Per sistema si intende qui ogni singola voce dell'inventario: il gestionale, l'archivio documentale, la posta.

Le tre strategie di migrazione al cloud a confronto

StrategiaChe cosa comportaQuando convieneTempi indicativi
Lift and shiftIl sistema si sposta senza modifiche su risorse in cloud. Rimangono invariati il sistema operativo e la configurazione.Applicativo custom/legacy senza versione cloud/online. Quando è necessario dismettere rapidamente hardware a fine vita.2-6 settimane
Sostituzione con abbonamentoIl software interno viene dismesso e sostituito con un servizio cloud in abbonamento equivalente.Posta elettronica, archivio documentale e applicazioni standard disponibili come servizi online.4-12 settimane
Mantenimento in sedeIl sistema resta sul server interno. Non viene migrato al cloud.Vincoli di licenza, apparati collegati locali o requisiti tecnici specifici che rendono impraticabile lo spostamento.Nessuna migrazione

Che cos'è il lift and shift e quando conviene?

Il lift and shift replica il server esistente su risorse in cloud, senza riscrivere l'applicazione. Restano invariati il sistema operativo e la configurazione. Conviene quando il software è specifico del settore e il fornitore non offre una versione online. Conviene anche quando serve liberarsi in fretta di un hardware a fine vita. Il dimensionamento è trattato nella guida su server cloud e VPS per PMI.

La migrazione al cloud aziendale in cinque passi

Un percorso strutturato in cinque fasi: inventario dei sistemi, definizione della strategia, verifica dei prerequisiti, progetto pilota e migrazione definitiva.

La sequenza è determinante quanto la velocità di esecuzione. Un inventario incompleto, ad esempio, può far emergere dipendenze applicative o infrastrutturali solo durante la migrazione aumentando così rischi e complessità. Saltare l'inventario porta a scoprire dipendenze nascoste durante il passaggio. Ogni fase deve quindi produrre informazioni e documentazione utili a guidare quella successiva.

  1. Costruire l'inventario: mappare applicazioni, archivi, licenze, utenti e volumi di dati identificando per ciascun elemento le dipendenze da altri sistemi, applicazioni e infrastrutture.
  2. Definire una strategia per ogni sistema: valutare ciascun elemento e individuare la strategia di migrazione più appropriata. Definire quindi le priorità e la sequenza degli interventi, iniziando da sistemi con il minor numero di vincoli e dipendenze.
  3. Verificare i prerequisiti: analizzare la disponibilità di banda, la compatibilità delle licenze, le integrazioni con sistemi locali e tutti requisiti tecnici necessari. Formalizzare inoltre gli SLA (Service Level Agreement) specificando livelli di servizio e tempi di ripristino garantiti.
  4. Eseguire un progetto pilota: aviare la migrazione su un reparto, un'applicazione o un archivio selezionato. Verificare le prestazioni effettive, misurare i tempi di risposta e raccogliere i feedback degli utenti per identificare gli eventuali criticità prima dell'estensione del progetto.
  5. Completare la migrazione: eseguire il passaggio in produzione all'interno di una finestra operativa concordata. Mantenere temporaneamente il precedente ambiente in modalità di sola lettura, così da garantire un periodo di verifica e continuità operativa, prima della sua definitiva dismissione.

Come si evita il fermo dell'attività?

Il fermo si evita tenendo attivi i due ambienti in parallelo e trasferendo gli utenti per gruppi. La migrazione massiva dei dati viene programmata fuori dall'orario operativo, mentre il passaggio definitivo viene concentrato in una finestra breve e concordata con i reparti coinvolti. Per ogni fase viene definita in anticipo una condizione di rollback. La procedura di rientro deve inoltre essere verificata e testata durante il pilota.

La connettività: il prerequisito da verificare prima

Con i sistemi in cloud la linea smette di essere un servizio accessorio e diventa infrastruttura produttiva. I parametri che contano sono la banda in upload, la stabilità della latenza e la presenza di un collegamento di backup: incidono sulla continuità operativa più della velocità di picco dichiarata.

Il primo effetto della migrazione è il cambio di direzione del traffico. Con i server in sede i dati restano confinati nella rete locale; con i sistemi in cloud ogni salvataggio, ogni sincronizzazione e ogni accesso condiviso transitano sul canale in uscita. Le linee dimensionate per la navigazione dispongono di una banda in upload ridotta e il limite emerge proprio nelle fasce di maggiore attività, quando la saturazione si traduce in rallentamenti diffusi.

Secondo AGCOM, a dicembre 2025 il 40,5% delle linee fisse italiane usava ancora tecnologia FTTC (Fiber to the Cabinet), con prestazioni in caricamento asimmetriche.

Quanta banda serve dopo il passaggio?

Per un ufficio di 20 addetti servono almeno 50 Mbps di banda in upload. La latenza deve restare costante, senza perdita di pacchetti nelle ore di punta. Il valore cresce con file di grandi dimensioni o videoconferenze frequenti. Dove il traffico è continuo conviene valutare una fibra dedicata, con banda garantita e livelli di servizio contrattuali. Il primo controllo resta la verifica della copertura al civico della sede.

Il prerequisito si verifica prima di scegliere il fornitore, non dopo. Una linea inadeguata trasforma un progetto corretto in un rallentamento quotidiano. La valutazione della connettività va collocata nella fase di analisi preliminare, non in quella di collaudo. Una linea sottodimensionata vanifica un'architettura progettata correttamente, traducendosi in rallentamenti ricorrenti per gli utenti.

Domande frequenti sul passaggio in cloud

Quanto dura una migrazione per una PMI?

Per un'impresa fino a 50 addetti il percorso completo richiede dai tre ai sei mesi. Il singolo sistema si sposta in poche settimane. La maggior parte del tempo serve alla verifica dei prerequisiti, al pilota e alla formazione. Spostare la posta è più rapido che spostare un gestionale con integrazioni locali.

Quanto costa migrare i sistemi in cloud?

Il costo ha tre voci. Il canone ricorrente del servizio, che dipende dalle risorse e dal numero di utenti. Il lavoro di trasferimento e configurazione, che si quantifica in giornate sulla base dell'inventario. L'eventuale adeguamento della linea, voce che emerge solo quando si misura la banda disponibile in sede.

I dati restano in Italia dopo il passaggio?

Dipende dal fornitore e va verificato prima della firma. Il contratto deve indicare in quale Paese si trovano i data center che ospitano i dati. Per il GDPR (Regolamento generale sulla protezione dei dati) la responsabilità del titolare resta in capo all'azienda. Anche le condizioni di accesso ai dati vanno messe per iscritto.

Che cosa succede alle copie di sicurezza?

Vanno ridisegnate sul nuovo perimetro. Il fornitore garantisce la continuità dell'infrastruttura, non sempre la conservazione delle versioni precedenti dei file. La regola pratica è mantenere una copia indipendente dal fornitore principale. I tempi di ripristino accettabili si definiscono in anticipo, come illustra la guida al disaster recovery per PMI.

Immagine di Tijana Radojicic

Tijana Radojicic

Dopo una solida esperienza in Retelit nel settore vendite nel mondo delle telecomunicazioni, oggi faccio parte del team Marketing & Communication – area Digital. Mi occupo della creazione di contenuti B2B per i magazine online dei siti Fibermap e Retelit, analizzando trend, innovazioni e scenari dei mercati ICT e TLC, con l’obiettivo di supportare le aziende nelle scelte tecnologiche e di business.

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